Sabbia nera, Cristina Cassar Scalia

 In Sabbia nera, la prima indagine del vicequestore Vanina Guarrasi, ho trovato un'ambientazione suggestiva e personaggi a cui è impossibile non affezionarsi.

Recensione del libro Sabbia nera di Cristina Cassar Scalia

Titolo: Sabbia nera

Autrice: Cristina Cassar Scalia

Casa editrice: Einaudi

Data di pubblicazione: 30 aprile 2019

Pagine: 392


Trama

Mentre Catania è avvolta da una pioggia di ceneri dell'Etna, nell'ala abbandonata di una villa signorile alle pendici del vulcano viene ritrovato un corpo di donna ormai mummificato dal tempo. Del caso è incaricato il vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina, trentanovenne palermitana trasferita alla Mobile di Catania. La casa è pressoché abbandonata dal 1959, solo Alfio Burrano, nipote del vecchio proprietario, ne occupa saltuariamente qualche stanza. Risalire all'identità del cadavere è complicato, e per riuscirci a Vanina servirà l'aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè. I ricordi del vecchio poliziotto la costringeranno a indagare nel passato, conducendola al luogo dove l'intera vicenda ha avuto inizio: un rinomato bordello degli anni Cinquanta conosciuto come «il Valentino». Districandosi tra le ragnatele del tempo, il vicequestore svelerà una storia di avidità e risentimento che tutti credevano ormai sepolta per sempre, e che invece trascinerà con sé una striscia di sangue fino ai giorni nostri.


Sabbia nera: recensione

Catania. In una villa abbandonata da sessant'anni, viene ritrovato in un montacarichi il cadavere mummificato di una donna. A indagare è il vicequestore Vanina Guarrasi. 

Originaria di Palermo, un passato nella sezione Antimafia, amante dei vecchi film e del cibo ipercalorico, sarcastica all'ennesima potenza e con un rapporto complicato con il suo ex, il giudice Paolo Malfitano. Io Vanina l'ho adorata.

In questa lettura ho trovato anche un'ottima ambientazione, Catania è descritta in modo tale da poter essere respirata e vissuta. I personaggi secondari secondari, tra cui il braccio destro Spanò, l'ex commissario Patanè, in pensione ma ancora indispensabile per le indagini, la vicina di casa Bettina, vera e propria spacciatrice di prelibatezze, sono ottimi e ben caratterizzati. Quello che mi è mancato è un mistero con un po' di consistenza. 

Quando leggo un giallo mi piace giocare all'investigatrice, come penso a tutti gli amanti di questo genere. Formulo le mie ipotesi, esamino gli indizi e cerco di incastrali con le altre informazioni che man mano vengono fuori (quando me li ricordo), provo a capire quando l'autore mi sta portando sulla strada giusta e quando mi sta solo depistando. Purtroppo fin da subito le indagini prendono una direzione e da lì si discostano veramente poco e in modo non molto convincente. Ma a deludermi ancora di più è stato il finale: troppo frettoloso e con una scoperta che poteva dare un po' più di complessità alla vicenda spiegata come una pura coincidenza, cosa che in un giallo trovo davvero assurda.

Questo volume è il primo di una serie che nonostante tutto continuerò: mi sono affezionata affezionata ai personaggi e voglio leggere ancora di loro. Spero però in un'indagine più approfondita.

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